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MY KINGDOM, A PLACE OF PEACE

"L'umanità deve mettere fine alla guerra, o altrimenti, la guerra metterà fine all'umanità" JFK
Benvenuto nel mio Spaces!
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May 08

Tra ansie e certezze...

Cari lettori, è tardi, sono stanco, tra poco devo andare a letto, ma non posso fare a meno di fermarmi alcuni minuti per lasciarvi queste righe....
Ho appena terminato una lunga discussione con una persona che ormai non riesco adefinire cosa si per me... credevo di essere state per qualche mese fidanzato, credevo fosse rmasta amica...ora non credo più nulla... mi è rimasto il VUOTO...gli ho dovuto estorcere l'occasione di un chiarimento definitivo, faccia faccia....ma a questo punto ormai non so se ha più senso che avvenga... avrò forse sbagliato io 6 mesi orsono, avrò mgari sbagliato a valuatare la situazione ancr prima... non  lo saprò mai,dall'altra parte non c'è la volontà far scorrere la pellicola dei ricordi passati... io in questi mesi non mi sono più legato a nessuno e questa persona continuò a dire ke mi amava, che le mancavo, che mi pensava continuamente, ora in un battibaleno, più o meno da ua settimana sono stato cancellato dalla memoria di una persona che ho amato, nella quale ho sempre creduto... e che mi ha fatto credere di credere in me...ma ora resta il VUOTO...
giorni trsiti ho passato, VUOTI, in ansia, in attesa di risposte, che non arriveranno mai, e le poche arrivate mi hanno fatt star più male...
Il VUOTO è immenso, oceanico, ma uno scoglio l'ho trovato, sono gli amici, quelli veri... unica certezza.
Sono pochi, ma bastano 2 appigli per salvare tutto il corpo...
May 05

140 e non sentirli!!!

Ciao!!! Come molti già sanno, in questo week end, tra l'altro bellissimo e caldo, mi ho partecipato ad una grande manifestazione della più importante associazione di cristiani laici: AZIONE CATTOLICA. Si sono celebrati proprio in queste 2 giornate la XIII Assemblea nazionale e il 140° compleanno della nostra associazione; e l'abbiamo fatto in grande stile, con molti ospitit illustri come i delegati delle assoziazione cattoliche degli altri Stati e nentemeno che Sua Santitàù benedetto XVI!!!!! eravamo in tanti, oltre 100.000 uomini e donne in piazza san Pietro domenica mattina!!! Ci simao ritrovati in vaticano, proprio dove 140 anni fa papa Pio IX approvo gli statuti della Gioventù Cattolica, che scauturì poi in quello che ora è rappresentato dall'AC! Che emozione.... anche solo il fatto che tutto è poartito dai giovani, 140 anni fa da giovani come noi, che quotdianamente si impegnano per fare sempre meglio, solo per AMORE.... e per questo anche su note rap abbimao canto l'inno appositamente composto per la ricorrenza.

E come si potrebbe intitolare il nuovissimo inno di un'associazione che si impegna per la crescita spirituale e civile del proprio Paese? Semplicemente...

 

CITTADINI dell'AMORE

 

140 anni con le mani nel presente, lo sguardo verso il cielo ed il cuole tra la gente.

140 anni di passione e di speranza, cittadini dell'Amore che racconta la Storia.

 

Donne, uomini, giovani e ragazzi che si incontrano così:

una semplice famiglia.

E' un incontro che nasce da lontano e lontano ci porterà,

ad annunciare il Tuo Vangelo.

Noi vogliamo vivere per Te,(con Te)

un solo cuore che batte per l'umanità!

 

Con la forza del passato ed il coraggio del futuro,

simao tutti qua... innamorati della vita!

Cittadini dell'Amore, sentinelle della Gioia,

tutti qua per rinnovare il nostro Sì!

 

E' un cammino che attraversa il tempo e nel tempo continuerà:

testimoni dell'Amore.

Dentro le città, tra piazze e campanili un sentiero di santità,

al servizio del Vangelo.

Noi vogliamo vivere per Te,(in Te)

un solo cuore che batte per l'umanità!

 

Con la forza del passato ed il coraggio del futuro,

simao tutti qua... innamorati della vita!

Cittadini dell'Amore, sentinelle della Gioia,

tutti qua per rinnovare il nostro Sì!

 

140 anni con le mani nel presente, lo sguardo verso il cielo ed il cuole tra la gente.

140 anni di passione e di speranza, cittadini dell'Amore che racconta la Storia.

 

Con la forza del passato ed il coraggio del futuro,

simao tutti qua... innamorati della vita!

Cittadini dell'Amore, sentinelle della Gioia,

tutti qua per rinnovare il nostro Sì!

May 01

I° MAGGIO: NON DIMENTICHIAMOCI!

Primo maggio, è festa dei lavoratori!! Festa nazionale e festa di popolo! Festa di tutti...è un desiderio! Ma chissà, che nella nostra repubblica, fondata sul lavoro, un giorno lo sia... Intanto, lavoratori (di oggi e del futuro), oggi facciamo festa, ma non dimentichiamoci di tutti coloro che prematuramente hanno trovato la morte o invalidità gravi sui luoghi di lavoro e di tutti coloro che ogni giorno lottano perchè un lavoro non ce l'hanno oppure perchè qualcuno per interessi personali gioca con la loro vita, non permettendogli un lavoro stabile...
MORTI BIANCHE, INFORTUNI e PRECARIETA'= NON SICUREZZA
 
maggio
 
  Dati INAIL - Anno 2007
  1.260 morti sul lavoro
        1.130 nel settore dell'industria e dei servizi
          115 nell'agricoltura
           15 tra i dipendenti in conto Stato
  913.500 infortuni sul lavoro
          57.300 nell'agricoltura
         827.000 nell'industria e nei servizi
          29.200 tra i dipendenti in conto Stato
 
  Dati ANSA - Anno 2008 (1 gennaio - 29 aprile)
  301 morti sul lavoro
  270.000 infortuni sul lavoro
 
primo_maggio
April 27

Lo strano 25 aprile di Berlusconi...

La Festa della Liberazione è la festa di tutti. E’ la festa dell’Italia, il momento in cui si ricordano quelle persone, quei ragazzi che sacrificarono la loro vita per permettere a questo Paese di uscire dal fascismo e cominciare un lungo cammino di libertà e democrazia. E’ la festa di tutti, e ognuno decide in coscienza di passarla come meglio crede. C’è chi sfila al fianco dei partigiani, chi lotta per battaglie democratiche, c’è anche chi protesta contro le cose che non vanno, chi butta in piazza tutto il suo impegno civile e politico.

C’è poi chi decide di passare il 25 aprile invitando a casa una persona che ha dichiarato di non avere mai rinnegato il ventennio fascista. In democrazia, si sa, (quasi) tutto è concesso, ma questo tipo di comportamento, indipendentemente da chi ne è il protagonista, meriterebbe una censura da parte di tutti i cittadini liberi di questo paese.

Il tutto assume una dimensione ben più grave se l’ospite in questione si chiama Giuseppe Ciarrapico, neoeletto senatore della Repubblica, e se il padrone di casa, che si chiama Silvio Berlusconi, si appresta a diventare per la terza volta presidente del Consiglio, vive a cinquecento metri dal luogo in cui oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha ricordato i martiri che hanno dato vita alla nostra democrazia, e da anni non partecipa ad alcuna manifestazione in loro memoria. (da www.partitodemocratico.it - 25 aprile 2008)
April 25

AUGURI ITALIA!!!

Amici e amiche, lettori e lettrici, Italiane e Italiani, in questo giorno in tutti i Comuni d'Italia si celebrerà il 63° anniversario di una vicenda della nostra nostra lunga storia, ma allo stesso tempo pietra migliare, punto di partenza, data di nascita dell'Italia democratica, libera e repubblicana! Una triste vicenda che ha visto italiani combattere altri italiani, ma anche vicenda gioiosa della nostra storia. un vento, quello della Liberazione dal nazifascismo, che ha dato la speranza al nostro paese che ce la si poteva fare. Ce l'abbimao fatta e ce la faremo!!! Ce la faremo, dico, perchè, noi italiani, liberi e democratici, continueremo a lottare per difendere la nostra libertà da qualsiasi sopruso, da parte di qualsiasi malintenzionato voglia imporre autoritarismi di ogni sorta, facendo anche uso delle Istituzioni democratiche e repubblicane!

resistenza

Oggi è il compleanno dell’Italia

Walter Veltroni - Europa e L'Unità
Uno tra i più seri e importanti storici italiani, in un suo articolo di qualche giorno fa, ha immaginato la cronaca di questa giornata riportata in una ipotetica Storia d’Italia nel XXI secolo pubblicata tra dieci anni.

«Il 25 aprile 2008 si celebrò solennemente in Italia – così il racconto del libro – il sessantatreesimo anniversario della Liberazione e il ritorno della democrazia.
Alla cerimonia nella capitale erano presenti, con il presidente della repubblica, numerosi esponenti politici: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Umberto Bossi e Walter Veltroni, ciascuno con una coccarda tricolore sul petto. Ovunque gli italiani festeggiarono l’evento con un inno corale di fedeltà allo stato nazionale e alla democrazia nata dalla Resistenza».

Che una pagina del genere nessuno potrà mai leggerla, perché oggi questo non accadrà, è purtroppo una cosa evidente.
Il problema, però, resta tutto.

Resta il fatto che come italiani fatichiamo da sempre a riconoscere la nostra storia, a ritrovarci in una vicenda collettiva, persino a identificarci tutti insieme in simboli come l’inno o la bandiera, che per altri popoli sono naturalmente comuni.

Resta la questione di un incontro, quello tra memoria e politica, che in questo nostro paese proprio non riesce a celebrarsi senza che le ossessioni ideologiche del secolo scorso continuino, invece, ad avere la meglio sul saldarsi di una vera coscienza nazionale comune.

E così succede, appunto, che una data come il 25 aprile, che dovrebbe unire tutti gli italiani ed essere patrimonio condiviso, come avviene per il 14 luglio in Francia o il 4 luglio negli Stati Uniti, venga invece fatta oggetto di polemiche che definire piccole e contingenti è sin troppo generoso. Siamo ormai abituati, anche se faremmo bene a non esserlo mai: ogni anno, puntualmente, ci sono esponenti politici che chiedono di abolire la ricorrenza del 25 aprile o che pur ricoprendo incarichi istituzionali preferiscono disertare appuntamenti ufficiali e cerimonie pubbliche.

Senza salire fino ai gradini più alti la scala delle responsabilità politiche, cosa che pure si potrebbe facilmente fare, ricordo bene le parole con cui un autorevole dirigente di Alleanza nazionale annunciò che avrebbe disertato la manifestazione per celebrare a Milano il sessantesimo anniversario della Liberazione.
«Ho di meglio da fare», disse, aggiungendo poi: «Del resto non è mica un obbligo. La libertà e la democrazia consentono di fare queste scelte».

Ecco, questa è l’unica cosa esatta detta quel giorno da quell’esponente della destra italiana. Oggi la libertà e la democrazia consentono di prendere anche decisioni sbagliate, consentono di presentare anche disegni di legge gravi, come quello sulla qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio nelle file della Repubblica sociale italiana. Ma se è così, sarebbe bene allora non dimenticare mai da dove arrivano, questa libertà e questa democrazia. E grazie a chi. È qualcosa che dobbiamo ai ragazzi che scelsero di rischiare la propria vita per l’Italia, che dobbiamo ai partigiani di ogni colore, a chi lottò per un’Europa democratica, civile e solidale.

Non lo dobbiamo certo a chi era dall’altra parte, a chi stava a fianco della Germania hitleriana che massacrava i nostri soldati a Cefalonia, a chi scelse di difendere i principi antidemocratici e antisemiti contenuti nella Carta di Verona, a chi collaborò a rappresaglie ed eccidi, a chi condivise la tremenda responsabilità di quanto avvenne nel Ghetto di Roma, a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema.

Furono gli uni, e non gli altri, a riportare libertà e democrazia in un paese che da più di vent’anni le aveva perse, smarrite nel buio della dittatura. Perché sia detto per inciso e con chiarezza: per fare i conti fino in fondo con il fascismo non basta individuare la data del 1938 e condannare la vergogna, l’infamia assoluta, delle leggi razziali. Da quel momento il regime diede il suo orribile contributo alla Shoah, allo sterminio del popolo ebraico, ma il crimine nei confronti di tutti gli italiani, del loro diritto a dire quel che pensavano, a riunirsi e associarsi liberamente, a stampare quel che volevano senza finire in carcere o al confino, era stato compiuto ben prima.

È una verità storica che non può essere negata, che non può essere affogata nel mare di una generica indifferenza. È giusto guardare alle vicende che sono alla base delle istituzioni repubblicane con uno sguardo aperto e sereno, sgombro dalle vecchie ideologie, dai pregiudizi che a volte hanno reso più difficile la comprensione delle cose.

“Deideologizzare” il passato, riconoscere ad esempio la memoria dei vinti, rispettare le morti di ogni parte di quella che fu anche una guerra civile, fatta da italiani contro altri italiani, va bene, è anzi doveroso.
Ma sbaglia chi pensa che questo possa significare fine di ogni distinzione o una sorta di oblio della memoria.

Non si può in alcun modo equiparare Salò e la Resistenza, il fascismo e l’antifascismo. La Resistenza e l’antifascismo sono un valore, sono un irrinunciabile patrimonio etico ed “esistenziale”, sono il luogo e il momento in cui la repubblica, le nostre istituzioni, affondano le loro radici. La nostra identità, la nostra unità nazionale, nascono lì, in quel tempo. Da quella spinta verso la libertà e la democrazia nacque la repubblica.

Grazie a quel sentimento di comune appartenenza, a quello spirito di concordia, a un senso delle istituzioni più forte delle rispettive ragioni, fu scritta la nostra Costituzione, furono sanciti i principi grazie ai quali l’Italia è cresciuta e oggi è un grande paese. Per quanto ci riguarda, la Resistenza, i valori che l’hanno animata e sostenuta, sono patrimonio fondamentale del Partito democratico, fanno parte della nostra cultura, del nostro modo di essere e di intendere la politica.

Tra gli impegni che sentiamo di avere c’è, per questo, contribuire a sottrarre il 25 aprile dalle intemperie della politica e far sì che un domani non lontano una “Storia del XXI secolo” possa davvero raccontare che si tratta, insieme al 2 giugno, della data simbolo dell’unità degli italiani.
Di un giorno da festeggiare.
Tutti, senza riserve e con convinzione, perché è il giorno in cui si ricorda la nascita dell’Italia libera e democratica.
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